La legge n°2025-989 del 24 ottobre 2025 ha profondamente ristrutturato il quadro di accompagnamento alla riconversione. La periodo di riconversione, entrata in vigore il 1° febbraio 2026, sostituisce la Pro-A e le transizioni collettive in un unico dispositivo. Per i datori di lavoro che gestiscono la partenza o la riorientazione di ex dipendenti, questo cambiamento normativo modifica il modo di strutturare i percorsi, di mobilitare i finanziamenti e di coordinare gli attori.
Periodo di riconversione: cosa cambia la legge del 2025 per il datore di lavoro
Il nuovo dispositivo unifica meccanismi precedentemente compartimentati. Dove il datore di lavoro doveva decidere tra Pro-A, progetto di transizione professionale e transizioni collettive, ora dispone di un quadro unico applicabile a qualsiasi dipendente, indipendentemente dalla sua età o dal suo livello di qualificazione.
L’ampliamento non si ferma al perimetro dei beneficiari. Il periodo di riconversione può riguardare una mobilità interna così come una mobilità esterna. Raccomandiamo di non ragionare più in termini di “riqualificazione” ma in termini di percorso, anche quando il dipendente ha già lasciato l’azienda.
Un’altra rottura: la riconversione non è più limitata a un congedo o a una formazione al di fuori dell’orario di lavoro. Il dispositivo consente ora una combinazione di formazione, attività in azienda, modalità a distanza e in presenza. Questa flessibilità permette di costruire percorsi sul campo adattati a ogni profilo, rappresentando un leva concreta che piattaforme come formersessalaries.com integrano nella loro logica di accompagnamento degli ex dipendenti.

Costruire un percorso di riconversione ibrido: formazione, azienda e a distanza
La combinazione formazione-azienda-a distanza non è un gadget. Risponde a una necessità operativa: un dipendente alla fine del contratto o recentemente uscito dall’azienda non può sempre dedicarsi a un blocco di formazione a tempo pieno per sei mesi. Spese familiari, bisogno di redditi intermedi, distanza geografica dal centro di formazione, tutto ciò pesa sul tasso di completamento dei percorsi.
Osserviamo che i percorsi più riusciti alternano tre modalità:
- Moduli di formazione certificante in presenza, concentrati sui gesti tecnici o sulle simulazioni che la formazione a distanza non può coprire.
- Sequenze in modalità a distanza asincrona per l’acquisizione di competenze teoriche, con un ritmo adattato alle esigenze personali del beneficiario.
- Periodi di immersione o attività in azienda (tirocini, missioni brevi) che convalidano l’adeguatezza tra il progetto e la realtà del lavoro mirato.
Il ruolo del precedente datore di lavoro non si ferma alla firma della risoluzione. Fornire un’attestazione delle competenze dettagliata e aggiornata facilita il posizionamento del dipendente nel giusto livello di formazione e riduce la durata complessiva del percorso.
Finanziamento della riconversione degli ex dipendenti: articolare CPF, datore di lavoro e operatori
Il montaggio finanziario rimane il principale punto di blocco. Il CPF da solo copre raramente l’intero costo di una formazione certificante lunga. L’articolazione tra il conto personale di formazione, un contributo del precedente datore di lavoro e i fondi degli operatori di competenze (OPCO) richiede un’ingegneria precisa.
Primo passo: verificare il saldo CPF del dipendente prima della sua partenza. Un contributo del datore di lavoro negoziato nell’ambito della risoluzione consensuale può colmare il divario tra il saldo disponibile e il costo reale della formazione. Questo punto si negozia in anticipo, non dopo la firma.
Secondo leva: gli OPCO finanziano una parte del periodo di riconversione, anche per le mobilità esterne. Il dossier deve dimostrare la coerenza tra il progetto del dipendente, le competenze acquisite e il lavoro mirato. Un dossier mal strutturato, con un progetto vago o una formazione non collegata al percorso precedente, sarà respinto.
Errori frequenti nella preparazione del dossier di finanziamento
Il primo errore è scegliere la formazione prima di definire il progetto. Il dossier deve partire dal lavoro target e risalire verso la formazione, non il contrario. Le commissioni di finanziamento valutano la coerenza del percorso globale, non la qualità intrinseca dell’organismo di formazione.
Il secondo errore riguarda il calendario. Presentare un dossier dopo la fine del contratto senza aver anticipato i tempi di istruzione (spesso diverse settimane) crea una rottura nel percorso. Il montaggio finanziario deve essere concluso prima della data di uscita effettiva.

Bilancio delle competenze e consulenza in evoluzione professionale: due strumenti da non confondere
Il bilancio delle competenze e la consulenza in evoluzione professionale (CEP) sono spesso presentati come intercambiabili. Non lo sono.
Il CEP è un servizio gratuito, accessibile a qualsiasi lavoratore, che aiuta a formalizzare un progetto. Non produce una diagnosi approfondita delle competenze tecniche. Il bilancio delle competenze, invece, è una prestazione strutturata (generalmente su più settimane) che porta a un documento di sintesi utilizzabile per un dossier di finanziamento.
Per un ex dipendente il cui progetto è ancora vago, raccomandiamo di iniziare con il CEP prima di intraprendere un bilancio delle competenze. Investire in un bilancio quando il settore target non è identificato produce un documento generico, poco utile per convincere un finanziatore.
- Il CEP serve a esplorare le opzioni, identificare i settori promettenti e verificare la fattibilità del progetto.
- Il bilancio delle competenze interviene una volta definito il settore target, per mappare precisamente le competenze trasferibili e le lacune da colmare.
- Il dossier di finanziamento si basa sulle conclusioni del bilancio per dimostrare la coerenza del percorso.
L’accompagnamento di un ex dipendente in riconversione si basa su una sequenza precisa: definizione del progetto, diagnosi delle competenze, montaggio finanziario, poi ingresso in formazione. Invertire o saltare un passaggio allunga il percorso e indebolisce il finanziamento. Il periodo di riconversione introdotto nel 2026 offre un quadro più flessibile, a condizione di sfruttarlo con metodo.



